Favignana è il set naturale del nuovo colossal “Odyssey”

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Favignana, la farfalla sul mare scelta da Nolan per “Odyssey”
All’alba, l’acqua tra le calette di Favignana sembra vetro fuso. Silenziosa, immobile, con quella luce antica che non si lascia fotografare. È un luogo che non si presta alle mezze misure: o ti cattura l’anima o ti lascia indifferente. Ma Christopher Nolan, l’anima, l’ha lasciata lì – tra il tufo scavato e il blu ipnotico del Tirreno.
Sì, è tutto vero. Nolan ha scelto Favignana come uno dei cuori pulsanti del suo prossimo colossal mitologico, dal titolo provvisorio (ma già evocativo) Odyssey. Non è una semplice rilettura del poema omerico: è una sfida visiva, una visione quasi archetipica di un’umanità sospesa tra sogno e naufragio. E tra tutte le location del Mediterraneo, ha voluto questa isola a forma di farfalla, battuta dal vento e baciata da tramonti che sembrano dipinti a olio.
Per chi ci vive, per chi ci torna ogni estate, Favignana è casa. Ma per gli occhi di Nolan – e delle migliaia di spettatori che vedranno Odyssey – diventa Itaca, o forse la terra dei Feaci, o magari un luogo che Ulisse non ha mai raggiunto, ma ha solo immaginato. Una terra mitica, oltre il tempo e la geografia.
Le riprese non sono iniziate in pompa magna. Anzi, tutto è avvenuto con quella discrezione da set d’autore: pochi mezzi, nessuna pubblicità, ma un’attenzione ossessiva alla luce, agli spazi, ai silenzi. Si mormora che alcune scene chiave siano già state girate tra le grotte sommerse e le vecchie cave di tufo. E che l’attrice protagonista – il volto di una Penelope contemporanea – abbia passato giorni interi in ritiro sull’isola, immersa nei racconti degli isolani.
Nolan, dicono, non vuole solo girare un film. Vuole scolpire un’epopea nella pietra e nella luce. E chi conosce Favignana lo sa: questa terra, apparentemente fragile come un’ala, ha la forza millenaria dei cicli, dei ritorni, dell’attesa.
Chissà se Odyssey sarà davvero il suo capolavoro. Di certo, sarà il nostro modo di rivedere Favignana con occhi nuovi. Perché a volte serve uno sguardo straniero per capire quanto un luogo ci appartenga davvero.
E intanto, nell’aria che sa di salsedine e gelsomini, il mito prende forma. A Favignana. Di nuovo.
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