Monte Cofano: natura e silenzio vista mare in Sicilia

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Un paradiso selvaggio tra Custonaci e Makari, tra calette azzurre, trekking sul mare e grotte di pietra
C’è un momento, percorrendo la costa trapanese, in cui la strada curva all’improvviso e il mondo si spalanca. Succede tra Custonaci e Makari. È lì che Monte Cofano si rivela — non all’improvviso, ma piano, come fa la bellezza autentica. Una massa di roccia che s’innalza verticale contro l’azzurro, sospesa tra cielo e mare. Sembra quasi un guardiano, immobile da secoli.
Camminarci attorno è come sfogliare un libro antico senza parole, fatto solo di suoni: il fruscio del vento tra i carrubi, il grido improvviso di un falco pellegrino, lo sciabordio dell’acqua tra le pietre di Cala Buguto. Qui non c’è niente di costruito, niente di venduto. Solo natura, roccia, luce.
Il sentiero costiero che abbraccia il promontorio è un invito gentile. Non serve essere esperti per percorrerlo: basta avere scarpe comode, acqua nello zaino e voglia di ascoltare. Ogni curva regala un nuovo scorcio, ogni pietra racconta qualcosa. A tratti il mare si fa così vicino che sembra di toccarlo. A tratti scompare, nascosto dietro i cespugli di rosmarino e palma nana.
E poi ci sono le calette. Cala Bukuto, Cala Tono… piccoli rifugi azzurri, difficili da descrivere senza usare parole troppo grandi. Qui lo snorkeling è come entrare in un altro mondo, dove il tempo si ferma e il respiro si allunga.
Salendo verso la Torre di San Giovanni, il vento ti accompagna. Ti spettina i pensieri. Ti fa capire perché alcuni posti non hanno bisogno di nulla. Né insegne, né musiche, né offerte speciali. Hanno già tutto.
Sull’altro versante, quello di Cornino, ti aspetta la Grotta Mangiapane. Non è solo una grotta, è una capsula del tempo: un microcosmo contadino rimasto immobile, dove tutto profuma di fatica e pane appena sfornato. Il borgo antico lì accanto sembra uscito da un presepe, uno di quelli veri, fatti di silenzi e finestre aperte.
Monte Cofano è questo: una Sicilia ruvida, preistorica, intensamente viva. Un luogo che ti chiede solo di rallentare. Di toglierti l’orologio. Di camminare in punta di piedi.
Nei dintorni, a Custonaci o a Castelluzzo, trovi piccoli agriturismi dove il formaggio ha il sapore del pascolo e il pane cunzato arriva ancora tiepido. Puoi fermarti su una panchina a picco sul mare, o all’ombra di un ulivo, con le mani unte d’olio e la bocca piena di mandorle. Puoi respirare, finalmente.
Monte Cofano non è per tutti. È per chi cerca qualcosa che non si trova sui cataloghi. Per chi ama camminare più che correre, ascoltare più che parlare. Per chi sa che la vera meraviglia, a volte, è un sentiero che non porta da nessuna parte. Ma che ti cambia.
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