Quando il profumo del cous cous riempie l’aria di San Vito

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San Vito Lo Capo: sapori, culture e pace al Cous Cous Fest
C’era un’aria densa di spezie e sole, a San Vito Lo Capo. L’odore pungente del cumino si mescolava al mare, e i granelli di cous cous danzavano nei piatti come sabbia del deserto portata da un vento caldo. Camminare tra le vie del centro, durante il Cous Cous Fest, è un po’ come fare il giro del mondo con le papille gustative: ogni stand è una dogana da attraversare senza passaporto, ma con la bocca pronta.
Succede ogni settembre, in quel lembo di Sicilia abbracciato da monte Monaco e cullato da una delle spiagge più bianche del Mediterraneo. E ogni anno sembra la prima volta. I colori, i suoni, i sorrisi: tutto si fa più intenso, più vero. Non è solo una sagra. È un rito collettivo, un brindisi alla diversità, una festa dell’incontro.
Chef da ogni angolo del mondo – dal Marocco alla Palestina, dalla Tunisia alla Costa d’Avorio – si sfidano a colpi di mestolo, mentre i visitatori si perdono tra profumi che sanno di viaggi, storie e antiche ricette. Il cous cous, che qui ha messo radici da secoli, diventa il pretesto per raccontare un’idea di pace cucinata a fuoco lento.
La piazza principale si trasforma in un grande teatro all’aperto. Sul palco si alternano concerti, cooking show, balli improvvisati, premiazioni. Ma la vera magia è in quel piattino fumante servito con un cucchiaio di legno: che sia al pesce, alle verdure o speziato come nei souk di Marrakech, racchiude dentro un’idea precisa di mondo. Un mondo senza muri, dove il sapore è il linguaggio comune.
E poi c’è San Vito, che per dieci giorni si riscopre capitale del Mediterraneo. I balconi fioriti, le case candide, le luci calde della sera che disegnano ombre sulle facciate. Le granite alla mandorla che si sciolgono troppo in fretta, i bimbi che rincorrono palloncini, le nonne sedute fuori a godersi la brezza. Tutto vive di un’armonia difficile da spiegare, ma facilissima da sentire.
Chi ci è stato lo sa: si torna a casa con la sabbia nei sandali e una ricetta nel cuore. E magari con la promessa, sussurrata all’ultimo tramonto, di ritornare l’anno prossimo. Perché al Cous Cous Fest non si va solo per mangiare. Si va per capire, per ascoltare, per condividere.
E in un mondo che ha sempre più fame di dialogo, San Vito lo Capo – ogni settembre – prepara il suo banchetto di pace.
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