Matrimonio sulla spiaggia a San Vito Lo Capo

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Quando l’amore incontra la luce del Mediterraneo
Era l’odore del mare, prima ancora delle parole. Una brezza dolce, salata, che si insinuava tra i capelli e accarezzava gli abiti leggeri degli invitati. Sullo sfondo, il Monte Monaco sembrava trattenere il fiato. E lì, sulla sabbia ancora calda di sole, Enrico Wolleb e Benedicte Roland si sono presi per mano.
Non c’era bisogno di altro. Solo i loro occhi. Solo quella promessa sussurrata, davanti al mare che ascolta tutto e non dimentica mai.
Lui, nato tra i vicoli di Palermo, cresciuto a pane e dialetto, oggi economista con la testa tra i numeri ma il cuore saldo nel Mediterraneo. Lei, Benedicte, venuta da un altrove francese pieno di luce e materia, scultrice che sa dare forma ai silenzi. Si sono incontrati e, senza fare troppo rumore, si sono scelti. Come fa la marea quando decide di tornare alla riva.
La cerimonia non era solo una cerimonia. Era qualcosa di più. Era teatro e rito, poesia e carne viva. A guidarla c’era Filippo Amoroso, uno che le parole le sa scolpire quasi quanto Benedicte la pietra.
Intorno a loro, gente arrivata da mezza Europa e dal Sud America. Lingue diverse, risate uguali. I bambini correvano sulla sabbia, gli anziani si tamponavano la fronte col fazzoletto. E i turisti, quelli capitati lì per caso, si fermavano in silenzio. Come davanti a una scena sacra.
Ogni cosa sembrava al posto giusto. Anche quel gruppo di ragazzi con lo zaino ancora sulle spalle, seduti a pochi metri, che bevevano birra e si guardavano attorno sorridendo. E forse pensavano: sì, è così che dovrebbe essere l’amore. Con il sale sulla pelle e il cuore aperto.
Quando è arrivato il bacio — quello vero, quello che chiude il cerchio — la spiaggia si è fermata. Solo il mare ha continuato a muoversi. Piano. Come se stesse applaudendo anche lui.
San Vito Lo Capo, ancora una volta, ha fatto il miracolo. Non solo quello di essere bella — quello lo fa ogni giorno — ma di diventare casa per due anime che venivano da lontano. Di trasformarsi in abbraccio, in rifugio, in testimone di un amore che non ha bisogno di palazzi, solo di vento e di luce.
E quando tutti se ne sono andati, e la sabbia è tornata a essere solo sabbia, un velo bianco è rimasto impigliato tra due ciuffi di posidonia. Come a dire: qualcosa di grande è passato di qui. E ha lasciato traccia.
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