Affitti brevi, il Tar dice sì al self check-in digitale

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Accoglienza professionale e tecnologie smart: il futuro degli affitti brevi
Roma – È ufficiale: il Tar del Lazio ha messo fine all’obbligo del riconoscimento “de visu” per gli ospiti delle locazioni brevi. Con una sentenza destinata a fare scuola, il tribunale amministrativo ha annullato la circolare del Ministero dell’Interno del 18 novembre 2024, che imponeva ai gestori l’identificazione personale degli affittuari. Una misura che, sin dal primo giorno, aveva sollevato polemiche e malumori nel settore.
Un passo indietro per fare un balzo avanti
Il cuore della questione? Il diritto – e la possibilità – di utilizzare sistemi digitali di accesso, ormai standard per chi opera nel mondo degli affitti turistici. Basta chiavi lasciate sotto lo zerbino o appuntamenti all’alba: l’automazione e il check-in da remoto, già adottati in molte città europee, avevano trovato un muro tutto italiano. Fino a oggi.
A esultare è l’AIGAB, l’associazione che rappresenta i gestori degli affitti brevi, che aveva promosso il ricorso contro la circolare. “Una vittoria non solo per noi, ma per il buon senso,” ha commentato il presidente Marco Celani. “Ora il governo faccia la sua parte e riconosca formalmente le tecnologie di identificazione da remoto: sicure, tracciabili e in linea con i tempi”.
Tecnologia sotto accusa (ma innocente)
Nel mirino della norma c’era il self check-in, ovvero la possibilità per l’ospite di accedere autonomamente alla struttura attraverso codici, serrature intelligenti, app o persino riconoscimento biometrico. Secondo il Ministero, l’identificazione “dal vivo” avrebbe garantito maggiore sicurezza. Ma per gli operatori si trattava di un ritorno al passato, difficilmente compatibile con un mercato sempre più digitalizzato.
La linea del Tar: il futuro non può aspettare
Il Tar ha dato ragione a chi, come AIGAB, chiedeva di non criminalizzare la tecnologia, ma di integrarla in un sistema moderno e affidabile. Nella sentenza si riconosce come l’obbligo di riconoscimento di persona fosse sproporzionato, oltre che incompatibile con le pratiche ormai diffuse su larga scala nel turismo europeo.
Cosa succede adesso?
Con l’annullamento della circolare, il governo si trova ora davanti a un bivio. Da un lato, la necessità di riformare il quadro normativo in modo coerente con l’evoluzione digitale. Dall’altro, l’urgenza di intervenire anche sul piano fiscale: è attesa infatti una nuova regolamentazione che introdurrà l’IVA anche per i privati che affittano tramite piattaforme come Airbnb o Booking.
Nel frattempo, per chi gestisce affitti brevi, la sentenza del 27 maggio 2025 rappresenta una boccata d’ossigeno. Ma anche un segnale forte: l’innovazione non può più essere trattata come un problema, bensì come una risorsa. E forse, stavolta, anche le istituzioni sono pronte a capirlo.
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