Vito e lo Scirocco

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Storie e consigli di un uomo che conosce il mare e il vento di San Vito”

Chi è Vito

Vito non è un personaggio inventato per caso. È l’anima di San Vito Lo Capo che prende voce.
Un uomo semplice, nato e cresciuto sul mare, con le mani segnate dal lavoro e gli occhi pieni di memoria. Ha visto il paese trasformarsi da borgo di pescatori a meta turistica famosa, ma è rimasto fedele alle radici: al rispetto per la terra, al valore dell’accoglienza, alla saggezza che viene dal vivere giorno dopo giorno nello stesso posto, senza cercare altrove ciò che già c’è.

Vito racconta storie davanti a un bicchiere di vino, dà consigli come farebbe un nonno al nipote, osserva i cambiamenti con un sorriso disincantato. Non ha studiato libri, ma conosce la vita, il vento, le stagioni, il mare.

I suoi racconti sono un invito: guardare San Vito Lo Capo con occhi diversi, non da turista frettoloso ma da ospite che vuole capire.
Con le parole di Vito, il paese si scopre più vero: ogni vicolo, ogni piatto, ogni giornata di vento o di sole ha un senso che solo lui sa spiegare.

Vito e lo Scirocco

“Lo Scirocco, figli miei, è una bestia strana.
Quando soffia qui a San Vito Lo Capo, non ti lascia stare: ti porta sabbia negli occhi, ti brucia la pelle, ti toglie pure il respiro. È un vento che viene da lontano, dal deserto, e ti fa capire che il mare oggi non è cosa.

Allora che si fa? Si cambia strada.

La mattina

Io, quando vedo che la spiaggia è impraticabile, salgo verso Erice. Lassù sembra un altro mondo: le pietre fredde sotto i piedi, i vicoli stretti che ti proteggono dal vento, le botteghe con le ceramiche colorate e il profumo delle genovesi calde che ti tira dentro come una calamita. A Erice capisci che non serve sempre il mare per sentire la Sicilia vera.

Il pomeriggio

Scendendo, ti consiglio di fermarti a Custonaci, alla Grotta Mangiapane. Quella grotta è come entrare nel tempo: le casette incastonate nella roccia, le stanze ancora arredate come una volta… pare di vedere la gente che lavora, i bambini che giocano per strada, i vecchi che riposano all’ombra. Fuori lo Scirocco ulula, dentro tutto tace. E ti viene da pensare che forse erano più saggi loro, che sapevano ripararsi senza lamenti.

A tavola

Con lo Scirocco addosso ti prende fame. Allora siediti in trattoria, senza fretta. Ordina un cous cous di pesce fatto come Dio comanda, con il brodo bollente che profuma di mare e di spezie. O una bella porzione di busiate al pesto trapanese, con l’aglio che ti resta in bocca ma ti fa sentire vivo. Un bicchiere di vino e vedrai che il vento, fuori, non pesa più così tanto.

La sera

E quando il sole cala, il paese si risveglia. Lo Scirocco piano piano si quieta, le luci delle case si accendono, e la gente torna a camminare tra i vicoli. Io mi siedo su una panchina, guardo il mare ancora agitato e penso: “Anche oggi lo abbiamo domato.”

Così è, amici miei.
Lo Scirocco non è un nemico: è un maestro che ti ricorda che la vita non è sempre come la vuoi tu. Devi cambiare rotta, devi saper cercare altrove. E qui, tra i borghi, le grotte e la buona tavola, lo trovi sempre un riparo.

Vito

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